Omelia Padre Pinilla Collantes, 28 Maggio 2018

INTRODUZIONE

(P. Gildo Bandolini, superiore Comunità Religiosa Pavoniana di Via Crespi, Milano)

60 anni fa, questa Chiesa è stata consacrata. In questi giorni, questa Parrocchia ha vissuto momenti molto belli e significativi, con la presenza dell’Arcivescovo Delpini e la Festa della Comunità. Oggi è la Festa di San Lodovico Pavoni, una felice coincidenza. Allora forse non si pensava che 60 anni dopo sarebbe stata la Festa di San Lodovico Pavoni. Ma è una coincidenza bella, che dice alla famiglia pavoniana con il Superiore Generale, che è qui presente e che presiede, di partecipare con gioia al cammino di questa comunità; e a questa comunità parrocchiale, con la presenza del Parroco e del Decano don Roberto, che ringraziamo, di dare al suo cammino di Chiesa le note caratteristiche di una comunità pavoniana, di assumere il cuore di padre Pavoni per vivere come lui il suo seguire il Signore Gesù, incarnando il suo carisma in questa città, in questo quartiere. Soprattutto nell’attenzione per i giovani, i piccoli, coloro che vivono ai margini, così come Padre Pavoni ha fatto.

E allora davvero siamo Chiesa di Dio, popolo in festa; e la festa è grande, perché il Signore in San Lodovico Pavoni ci dà un protettore, un aiuto, un intercessore e ci dà un esempio da seguire. Ed è così che vogliamo vivere.

 

OMELIA

(Padre Pinilla Collantes, Superiore Generale dei Pavoniani)

Siamo qui, convocati dal Signore, è lui che ci convoca a sé per parlare ai nostri cuori. Questa è la finalità di ogni celebrazione. Il Signore che raduna il suo popolo e che vuole parlare al cuore. Non sono importanti le parole del sacerdote: soltanto se parla nel nome del Signore, perché è lui che vuole parlarci. E siamo qui per ringraziare il Signore per i benefici che lui ha concesso a questa Comunità cristiana. 60 anni dalla consacrazione di questa Chiesa. Come l’avrebbe chiamata Pavoni questa Comunità? Comunità di Religiosi, Comunità di fedeli? Secondo me l’avrebbe chiamata Sacra Famiglia. Così piaceva a lui chiamare l’Istituto. Preferisce famiglia – poche volte parla di Comunità religiosa – e si riferisce agli educatori, ai maestri, ai religiosi… Noi vogliamo ringraziare il Signore ma vogliamo anche fare una valutazione di questa Sacra Famiglia, davanti al Signore, con le parole che abbiamo ascoltato, con le letture che abbiamo letto. Dobbiamo chiederci: questa comunità sta camminando come Popolo di Dio, in comunione con questa Diocesi? Camminare come popolo di Dio significa essere pellegrini, progredire interiormente nella nostra vita. Fare il cammino insieme, sentirci ciascuno di noi benedetti dal Signore ma anche benedetti dai fratelli che fanno parte di questa Sacra Famiglia. Dobbiamo chiederci: stiamo camminando come fratelli e sorelle, di una Comunità che cerca di seguire il Signore, oppure siamo dei pecoroni? Cosa cerchiamo? Cerco la mia santità personale o cerco la santità anche dei miei fratelli? Questa comunità sta camminando come luogo di incontro dove nessuno è cacciato fuori, dove tutti ci stanno? È un luogo di incontro anche con idee diverse? Ciascuno si sente accolto, si sente veramente in famiglia? Questo è molto importante per una comunità parrocchiale. Se la comunità parrocchiale non è luogo di incontro, non è un luogo che aiuta a crescere, a che cosa serve? Deve essere una scuola di umanità. Non è un supermercato dei sacramenti ma è una scuola di umanità dove ciascuno di noi si sente veramente uomo e donna, pienamente. Dove uno sente che qui, con questa famiglia, io mi sento realizzato, nonostante tutte le difficoltà e i problemi che ci sono. È una scuola di comunione, un luogo di ascolto, di perdono e di misericordia. Se non lo troviamo qui, dove lo troviamo? Se anche qui ci sentiamo giudicati, dove andiamo? Non lo so. Essere una comunità dove si ascolta, si perdona, dove si trova misericordia. Deve essere una scuola della parola, per crescere nella fede. E soltanto ascoltando la parola noi possiamo crescere nella fede. Un luogo dove posso esprimere la mia fede ma anche posso aiutare con le qualità e i doni che Dio mi ha dato. Questa comunità cristiana parrocchiale, si fa avanti con le persone, soprattutto le più bisognose, cerca di essere il volto di una chiesa samaritana. La comunità cristiana si deve far carico delle persone più bisognose, di quelle persone che stanno soffrendo la solitudine, la malattia, ma anche dei ragazzi, dei giovani che hanno bisogno che qualcuno gli dica: “Alzati!” Hanno bisogno che la comunità gli dica: “Tu hai dignità, mettiti in piedi!” Questo è il volto di una chiesa samaritana. Una comunità che non guarda ai poveri e ai bisognosi è una comunità che alimenta sé stessa ma non gli altri di fuori. La scuola di educazione di Lodovico Pavoni sono stati i ragazzi e i giovani. Una comunità cristiana deve accogliere, ascoltare i giovani, i ragazzi, per aiutarli nel cammino della vita. Formarli non soltanto alla fede, che è la cosa più importante, ma anche ad essere uomini e donne. Diventa così la comunità cristiana una scuola di formazione generale. Stiamo preparando il sinodo dei giovani. Ci dicono che vogliono essere ascoltati, che vogliono uno spazio, un luogo dentro la Chiesa. E la Chiesa deve ascoltare i giovani. Dovrebbe essere una caratteristica della comunità cristiana, l’attenzione ai giovani. Pochi giorni fa ho partecipato ad un incontro di studio dei Superiori generali a Roma e il relatore salesiano ha preso come figura evangelica quella di Zaccheo. Normalmente si pensa che Zaccheo sia colui che non ha fede, invece penso che Zaccheo sia un uomo religioso. Il sicomoro sono i giovani, sono loro che possono aiutarci ad incontrare il Signore. Anche noi, dobbiamo cambiare: cosa dobbiamo lasciare per incontrare davvero il Signore che può cambiare la mia vita, per non essere più egoista ma generoso e non avere il cuore duro ma tenero?

Tutte queste domande si deve porre una comunità cristiana. I giovani hanno bisogno di vedere una chiesa, una comunità che sia autentica, più accogliente, più fraterna. Non vogliono una Chiesa indurita, una Chiesa che non ascolta, che ha un cuore indurito, non vogliono una Chiesa che guarda a sé stessa, che giudica, che condanna. Vogliono una Chiesa che è madre, che ha un cuore tenero e ama. Queste sono tutte cose che dobbiamo applicare, non soltanto i preti, ma anche voi, per essere davvero una comunità cristiana che mette al centro il Signore, che è capace di guardare, di toccare, come dice Papa Francesco. Incontrare noi per primi le tante persone, per avere qualcuno che ti dica: ti voglio perché sei così, ti voglio accompagnare, voglio fare un pezzo del mio cammino con te, voglio essere il tuo compagno di strada.

Questo è senz’altro quello che ha fatto San Lodovico Pavoni, lasciando la casa paterna e tutte le cose che il Signore gli aveva dato, per donare tutta la vita per quei ragazzi, quei giovani, perché avessero vita, dignità e un futuro pieno di speranza.

Chiediamo al Signore che questa comunità cristiana, religiosi, laici, siano espressione di questo Dio che vuol bene a tutti, di questo Dio che accompagna la nostra vita. Facciamolo in memoria di san Lodovico Pavoni, perché quello che lui ha fatto è ancora da fare.